La restauro o la vendo all'estero? PDF Stampa E-mail
Scritto da A.A.V.S.   
venerdì 04 aprile 2008

GRANDE SUCCESSO DELLA PRESENZA DI A.A.V.S. ALLA MOSTRA  FUORISERIE

ALLA FIERA DI ROMA

L'Associazione Amatori Veicoli Storici, proseguendo nella sua opera di sensibilizzazione dell'opinione pubblica sulle minacce che incombono sulla libertà di circolazione, ha allestito a Fuoriserie uno stand provocatorio, in cui era esposta una vettura in corso di restauro e, ai visitatori, veniva sottoposto il seguente quesito:   

L’auto d’epoca è un patrimonio.  Ma, se non la fanno circolare, la restauro o la vendo all’estero ?

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A complemento di questa provocazione è stato distribuito in molte migliaia di esemplari un dèpliant di cui riportiamo integralmente il testo:

L’auto d’epoca è un patrimonio.  Ma, se non la fanno circolare, la restauro o la vendo all’estero ?  E’ questa la domanda che, prima o poi, tutti i possessori di veicoli storici saranno costretti a porsi.

Perché questo angoscioso dilemma ? 

Cerchiamo di fornire delle risposte il più chiare possibile:

In mancanza di una legge nazionale Regioni, Province e gli 8103 Comuni italiani stanno legiferando in materia di blocchi del traffico con i criteri più disparati, con il risultato che – in nome di una auspicata ma non effettiva riduzione delle emissioni – non solo i veicoli non catalizzati, ma anche quelli più recenti, Euro 2 e Euro 3, vanno incontro a notevoli limitazioni alla circolazione nei centri urbani.

Perché è necessaria una legge nazionale ?

Per eliminare l’attuale anarchia che fa sì che, in nome dell’autonomia, ogni ente locale si senta autorizzato ad emanare provvedimenti in maniera disorganica e casuale. 

Perché vengono richieste esenzioni per i veicoli storici ?Perché impedirne o limitarne fortemente la libertà di circolazione significa, in pratica, decretarne la sparizione dal panorama italiano per essere, nel migliore dei casi, venduti all’estero, in Paesi in cui il motorismo storico è concretamente tutelato. Un importante studio a livello europeo, svolto per conto della FIVA, ha evidenziato che:

§         I veicoli storici sono sottoposti ad attenta manutenzione e non vengono usati come mezzo di trasporto quotidiano

§         Rappresentano lo 0,8% dell’intero parco circolante europeo e, data la limitatissima percorrenza annua (pari allo 0,07% del totale), il loro contributo all’inquinamento totale è irrilevanteIn base a queste considerazioni la Direzione per l’Ambiente della Commissione Europea ha concordato sull’inutilità dell’applicazione di  limitazioni alla circolazione dei veicoli storici.Inoltre, in data 21 settembre 2007 il Bundesrat (Consiglio Federale), con Delibera 464/07 a firma del Cancelliere Angela Merkel, sempre in base alle considerazioni di cui sopra, ha deliberato la completa liberalizzazione per i veicoli storici nelle Zone a Traffico Limitato delle città della Germania.Lo stesso studio FIVA ha per contro evidenziato come il movimento dei veicoli storici rappresenta in Europa un interessante volano per circa 9000 aziende che impiegano 55.000 addetti e generano un notevole volume di affari. A questo si aggiunga l’indotto nel campo del turismo, dell’editoria, dei servizi senza dimenticare l’aspetto forse più significativo, rappresentato dalla conservazione delle competenze nei più svariati rami delle arti e dei mestieri.

Chi si impegna per la libertà di circolazione dei veicoli storici ?

L’unica associazione che in Italia si occupa attivamente di questo problema è l’Associazione Amatori Veicoli Storici A.A.V.S.

L’attività di salvaguardia della libertà di circolazione ha avuto inizio nel febbraio 2001 con la presentazione del Disegno di Legge 5019 (Pasquini), ripresentato nella successiva Legislatura nel novembre dello stesso 2001 (DdL 826 – Pasquini) e, successivamente, nel novembre 2003 (DdL 2575 – Magnalbò).

Quest’ultimo disegno di legge, grazie ad una lunga serie di rallentamenti, è giunto all’approvazione della Commissione Lavori pubblici e Comunicazioni del Senato soltanto pochi giorni prima della conclusione della Legislatura.

Mentre A.A.V.S. ripresentava nel luglio 2006 le proprie proposte con il DdL 840 (Camber), il senatore Berselli riproponeva (con il DdL 1122) il testo del decaduto DdL 2575 (Magnalbò). A questi si aggiungevano i DdL 1365 e 1389.

Anche in questo caso l’improvvisa fine della Legislatura ha bloccato l’esame in corso presso la Commissione VIII del Senato.

Naturalmente A.A.V.S. ha già pronto il testo da riproporre, per la quarta volta, non appena il nuovo Parlamento sarà nel pieno delle sue funzioni.

Ci sono delle responsabilità nella reiterata mancata approvazione della legge di riordino ?

Le responsabilità ci sono e sono facilmente identificabili.

Da una parte c’è indubbiamente la proverbiale lentezza dei lavori parlamentari, che si svolgono per tre soli giorni alla settimana, con sedute delle Commissioni che durano da mezz’ora a un’ora o poco più, e in cui ogni DdL viene rimesso all’ordine del giorno ad intervalli di svariate settimane.

Dall’altra parte però non si può non segnalare la ferma opposizione dimostrata dall’ASI nei confronti dell’approvazione di un provvedimento che, studiato per svincolare gli appassionati da ogni obbligo associativo ai fini dell’ottenimento del Certificato di Storicità, va in pratica ad intaccare la posizione monopolistica che l’ente si è costituita nel corso degli anni.

A riprova di questo atteggiamento negativo non va dimenticato che il presidente dell’ente non ha esitato a definire “disdicevole” il DdL 2575 (Magnalbò) sul periodico ufficiale dell’ASI (La Manovella – gennaio 2004, pag. 4).

Pur di non rinunciare ai numerosi “tesserati” attratti più dai benefici fiscali e assicurativi che animati da passione per i veicoli storici, il presidente dell’ASI è arrivato a fare ricorso a pressioni a livello politico per rallentare il già lento iter del provvedimento.

Questo miope atteggiamento ha ottenuto un risultato incontrovertibile: quello di mettere a serio repentaglio la libertà di circolare per quasi un milione di appassionati. Ma, così facendo, il presidente dell’ASI non ha tutelato nemmeno i propri tesserati !

Infatti, uno dei risultati più eclatanti di questa poco encomiabile politica è che a Torino, sede dell’ASI, i veicoli storici possono circolare soltanto in occasione di manifestazioni autorizzate !!!

  
Ultimo aggiornamento ( lunedì 04 agosto 2008 )
 
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