La Corte di Cassazione sul bollo: iscrizione ASI superflua
Scritto da A.A.V.S.   
martedì 19 marzo 2013

La Corte di Cassazione: per il bollo auto ridotto superflua l’iscrizione ASI

Molti possessori di veicoli tra 20 e 29 anni si saranno spesso sentiti richiedere – al momento del pagamento del bollo auto – di documentare l’iscrizione del veicolo all’ASI.

I più attenti ed informati tra di loro avranno contestato questa richiesta ma, come spesso succede nella vita, affermare ripetutamente una cosa non vera finisce con il trasformarla in verità assoluta, specialmente agli occhi di chi non esercita il proprio spirito critico.

A poco o nulla sono valsi gli interventi chiarificatori nostri e di alcuni organi di stampa e, di conseguenza, un gran numero di possessori sono stati indotti ad iscrivere loro malgrado i propri veicoli nei registri ASI (con i benefici economici per l’ente che non è difficile immaginare) mentre soltanto pochi hanno affrontato il disagio di presentare ricorso avverso le richieste di integrazione pervenute dall’Agenzia delle Entrate presso la Commissione Tributaria Provinciale competente.

Come documentato sul nostro sito, i ricorsi sono stati sempre accolti con conseguente chiusura del contenzioso.

Siamo però a conoscenza di due casi, entrambi accaduti in Emilia-Romagna, in cui la Regione non ha accettato le decisioni della Commissione Tributaria ed ha presentato a sua volta ricorso in Cassazione.

Uno dei due ricorsi è giunto a conclusione e siamo in grado di pubblicare il testo integrale della sentenza , che non brilla però per semplicità e chiarezza.

Cerchiamo quindi di sintetizzarne le argomentazioni più importanti.

 

1)    L’Art. 63 della Legge 342/200 affida all’ASI il compito di “individuare” i veicoli di più di vent’anni e in possesso delle caratteristiche in base alle quali la legge consente il pagamento della tassa in misura ridotta. Tale “individuazione” viene effettuata dall’ASI attraverso le proprie delibere annuali nelle quali vengono qualificati "di particolare interesse" tutti i veicoli prodotti da almeno vent'anni ed in possesso dei requisiti previsti dal Regolamento Tecnico Nazionale emesso dall'ASI medesima.

2)    detta modalità di "identificazione", effettuata a mezzo di un criterio generale ed astratto anziché con la predisposizione di un elenco analitico di modelli e marche, è giustificata dalla necessità di evitare che - con l'applicazione di criteri non omogenei - alcuni contribuenti possano rimanere ingiustamente penalizzati.

3)    la Corte di Cassazione aggiunge anche alcuni importanti riferimenti a principi costituzionali e più precisamente al “principio costituzionale di eguaglianza (non potendo il legislatore precostituire in favore di singoli soggetti privati, quali l'ASI, una vera e propria rendita di posizione)”, e ai principi in materia tributaria (che impedisce alle regioni, ai fini de godimento di un beneficio previsto da legge statale, di richiedere adempimenti ulteriori)”

4)    ma le affermazioni a nostro avviso più importanti perché più esplicite sono queste: “un'interpretazione costituzionalmente orientata della disciplina qui in esame non può che consentire a tutti i soggetti che rientrano nelle condizioni di legge, anche ai non aderenti all'associazione, di giovarsi, dell'esenzione” e “la disciplina di legge che qui rileva non impone certo ai cittadini l'iscrizione all'ASI come presupposto per beneficiare dell'esenzione ma prescrive soltanto l'esistenza delle caratteristiche oggettive di cui si è detto, sicché suonerebbe assolutamente estranea al precetto normativo la pretesa che esenzione e vincolo associativo costituiscano un binomio necessario”.

Per questo motivo la Corte di Cassazione “accoglie il ricorso. Cassa la sentenza impugnata e - decidendo nel merito - annulla la cartella di pagamento qui impugnata”.

Naturalmente questa sentenza della Corte di Cassazione (e quella che seguirà) non toglierà di mezzo tutte le polemiche. che continueranno a movimentare la vita dei possessori di veicoli “ventennali” ma, anche se non ha il potere di modificare la Legge, fa – come si usa dire – “giurisprudenza” e ad essa dovranno inevitabilmente fare riferimento quanti dovranno difendersi da improprie richieste dell’Agenzia delle Entrate.

 

 

 

 

Ultimo aggiornamento ( martedì 19 marzo 2013 )