SIAMO IN DIRITTURA DI ARRIVO
Scritto da A.A.V.S.   
luned́ 23 febbraio 2009

SIAMO IN DIRITTURA DI ARRIVO !

E’ questa l’espressione usata dal senatore Berselli nel corso di un’audizione alla quale siamo stati convocati, assieme ad ACI e ASI, presso l’Ufficio di Presidenza della Commissione Lavori pubblici e Comunicazioni del Senato.

L’argomento verteva, naturalmente, sulle norme in materia di veicoli di interesse storico e collezionistico.

Qualche settimana più tardi, durante un convegno tenutosi a Torino nell’ambito di Automotoretrò, il senatore Berselli si è spinto oltre, affermando che il disegno di legge potrebbe venire approvato già nel mese di marzo.

Nessuno sarebbe più felice di noi, che abbiamo iniziato a promuovere iniziative legislative in tal senso nell’ormai lontano 2001. (DdL 5019 del senatore Pasquini)

In effetti, dall’atteggiamento di disponibilità dei senatori presenti all’audizione e osservando i tempi serrati con cui viene calendarizzato in Commissione l’esame dei disegni di legge in materia, abbiamo ricavato la sensazione che ci sia l’intenzione di chiudere l’argomento in tempi brevi.

Attenzione, però.

Sussiste il rischio che quanto approvato dal Parlamento risulti non migliorativo della situazione attuale.

Facciamo brevemente il punto della situazione. All’esame della Commissione VIII ci sono quattro disegni di legge: il DdL 94 del senatore Filippi, il DdL 339 del senatore Berselli, il DdL 946 del senatore Camber e il DdL 1220 del senatore Zanetta.

I primi due sono praticamente identici; l’unico punto importante in cui differiscono è l’età (30 anni per il primo e 25 anni per il secondo). Pure gli altri due sono tra loro assimilabili, anche se con contenuti più diversificati. Quindi, per semplicità, possiamo confrontare i contenuti dei primi due con quelli dei secondi due. Ed è qui che balzano evidenti le macroscopiche differenze in merito al punto più qualificante di una legge di salvaguardia del motorismo storico: la circolazione dei veicoli !

I DdL 94 e 339 non affrontano in alcun modo il problema, lasciando ogni decisione in merito alla piena autonomia dei sindaci.  

I Ddl 946 e 1220 propongono invece di assimilare i veicoli storici – unicamente ai fini dei provvedimenti di limitazione della circolazione – alla categoria di veicoli meno inquinanti (attualmente Euro 4).

E’ di fondamentale importanza chiarire e sottolineare che gli appassionati non chiedono una deroga per poter circolare allegramente nei centri storici in barba ai divieti disposti dai sindaci.

Si aspettano invece, legittimamente, di non essere accomunati ai veicoli non catalizzati (Euro 0) laddove esistano, come nella Regione Toscana o nelle grandi metropoli, divieti generalizzati di circolazione. E ciò in base al principio ormai universalmente accettato, tanto a livello nazionale quanto a livello europeo (Direzione Generale per l’Ambiente), che i veicoli storici sono pochi, percorrono chilometraggi limitati (particolarmente nei centri urbani), e che, in definitiva, il loro contributo all’inquinamento atmosferico è del tutto irrilevante.

E’ evidente quindi che l’autonomia decisionale dei sindaci non verrebbe minimamente intaccata qualora venisse accettata la soluzione prospettata dai senatori Camber e Zanetta.

Se dovesse prevalere invece la linea dei senatori Filippi e Berselli, gli appassionati si troverebbero ad avere come unico beneficio reale, l’opportunità di fare la revisione periodica ogni quattro anni anziché ogni due anni, mentre l’obbligo della revisione annuale è limitato ai veicoli iscritti nei registri ASI, FIAT, Lancia, Alfa Romeo e FMI che rappresentano soltanto una limitata percentuale del parco veicoli.

Nell’ambito della VIII Commissione, Lavori pubblici e Comunicazioni è stato ultimamente costituito un Comitato Ristretto cui spetta il compito di “assemblare” un testo unico da sottoporre poi al voto della Commissione stessa.

Confidiamo nella lungimiranza dei suoi componenti affinché tanti anni di lavori parlamentari, prolungatisi dal 2001 ad oggi nell’arco di ben quattro Legislature, non si concretizzino in un risultato di ben scarsa utilità per la salvaguardia di un patrimonio che molti Paesi invidiano all’Italia e che sono pronti ad acquisire non appena se ne presenti l’opportunità.